Adolfo Wildt e Gabriele d’Annunzio


CASA CAMA
Dal 27 settembre 2026 al 7 marzo 2027

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Il progetto espositivo realizzato per Casa Cama prende avvio dall’incontro ideale tra Gabriele d’Annunzio e Adolfo Wildt. Pur muovendosi attraverso linguaggi differenti, entrambi attribuirono all’arte la capacità di superare i confini dell’opera e di trasformare la forma in espressione del pensiero.

D’Annunzio fece della propria esistenza un’opera d’arte, trasformando la scrittura, il gesto, l’immagine pubblica e gli spazi da lui abitati in un unico progetto creativo. Questa concezione trovò nel Vittoriale degli Italiani la sua manifestazione più compiuta: qui la casa diventa racconto e ogni ambiente partecipa alla rappresentazione di una vita trasformata in opera. Il Vittoriale non conserva soltanto una memoria, ma continua a generare immagini e interpretazioni.

Wildt affidò alla scultura una ricerca altrettanto radicale. Nei suoi ritratti la somiglianza non costituisce un punto di arrivo, ma l’inizio di un’indagine più profonda. Il volto viene sottratto alla dimensione quotidiana e condotto verso una forma essenziale, nella quale la materia sembra farsi pensiero. La tensione dei lineamenti e l’intensità degli sguardi trasformano il soggetto in una presenza sospesa tra realtà e visione.

La Testa di Gabriele d’Annunzio realizzata da Wildt costituisce il punto simbolico di questo confronto. Lo scultore non restituisce semplicemente le sembianze del poeta, ma interpreta la forza della sua identità, trasformandone il volto in un’immagine emblematica. Nell’opera si incontrano così due concezioni affini: quella di d’Annunzio, che costruisce la propria vita come rappresentazione, e quella di Wildt, che attraverso la scultura trasforma il ritratto in idea.

È all’interno di questo spazio di relazione che si colloca il lavoro di Anna Cerofolini. Osservando le sculture di Wildt e leggendo l’opera di d’Annunzio, l’artista lascia che la tensione della forma e la suggestione della parola si incontrino nel disegno. Non illustra episodi letterari e non riproduce le opere dello scultore, ma fa nascere dal dialogo tra i due linguaggi figure nuove.

Prendono così forma ventisette disegni di figure femminili e maschili: volti e corpi immaginati come possibili protagonisti delle opere di d’Annunzio e, al tempo stesso, come presenze capaci di abitare l’universo scultoreo di Wildt. Sono figure umane che prendono vita attraverso la matita e che, pur nutrendosi di entrambe le opere, acquistano nel segno un’identità autonoma. Non appartengono in modo esclusivo né all’uno né all’altro autore, ma allo spazio immaginativo che si apre fra la letteratura, la scultura e lo sguardo contemporaneo dell’artista.

L’allestimento rende visibile questo processo attraverso una lunga tela di lino che attraversa le sale di Casa Cama come un’onda continua. La tela segue le pareti, supera gli angoli e accompagna i passaggi tra gli ambienti, trasformando l’architettura in una superficie narrativa. Le parole di d’Annunzio si mescolano alle immagini tratte dalle sculture di Wildt e costruiscono un paesaggio che accoglie i ritratti di Anna Cerofolini.

La trama del lino, i bordi irregolari e i punti di fissaggio lasciati visibili sottolineano il carattere materico e immediato dell’allestimento. Alcuni ritratti emergono come presenze isolate, mentre altri si raccolgono in composizioni più ampie. Il visitatore non incontra una successione di opere separate, ma viene accompagnato dentro un racconto che si sviluppa senza interruzioni lungo le sale.

La parola dannunziana, la forma scultorea di Wildt e il segno di Anna Cerofolini diventano così parti di un’unica visione. L’allestimento non si limita a fare da sfondo ai disegni, ma rende percepibile il passaggio da un linguaggio all’altro: la parola suggerisce la figura, la scultura ne orienta la forma e il disegno le restituisce una nuova presenza. Casa Cama diventa il luogo di un dialogo capace di attraversare il tempo e di riaprire, attraverso uno sguardo contemporaneo, gli universi di Gabriele d’Annunzio e Adolfo Wildt.

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Anna Cerofolini è un’artista visiva e direttrice creativa. Accanto alla propria ricerca artistica, sviluppa progetti espositivi e installazioni per importanti istituzioni e realtà nazionali, collaborando, tra gli altri, con Eni e con la Fabbrica di San Pietro. Il suo lavoro nasce dal disegno e dal rapporto con lo spazio, inteso non come semplice contenitore, ma come parte viva dell’opera. La figura umana occupa un ruolo centrale nella sua ricerca: il volto e il corpo non vengono osservati soltanto nella loro apparenza, ma come luoghi nei quali il segno può far emergere un’identità e una presenza interiore.