Dentro lo sguardo


Auditorium
Dal 15 marzo al 30 novembre 2026

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Nella nuova area espositiva dell’Auditorium, la mostra Dentro lo sguardo di Lorenzo Capellini espone una selezione di circa 120 scatti in bianco e nero e a colori che ripercorrono anni di attività in mezzo mondo: immagini nate da uno sguardo capace di “vedere, non guardare”, di fermare l’attimo irripetibile attraverso una ricerca artigianale e poetica che mette al centro sensibilità ed emozione.

Per la fotografia è indispensabile avere un occhio speciale, una mano ferma e delle buone gambe. Occorrono sensibilità e immaginazione: se non si hanno queste qualità, non c’è nessuna scuola al mondo che possa insegnarle. L’occhio del fotografo è come quello del pittore che gode della forma, della struttura, della luce. Le gambe devono essere a disposizione di una curiosità insaziabile , ma non indiscreta, una presenza lieve che disegna con la luce un’immagine che solo lui, il fotografo, in quel momento vede. Vedere cose che gli altri non vedono o che non sanno vedere. Vedere, non guardare.

La mano ha il grande privilegio di fermare quell’attimo irripetibile. La tecnica in sé non esiste, ma esistono tecniche specifiche e utili a ciò che si vuole esprimere attraverso l’apparecchio fotografico, che è come il pennello del pittore o la penna per lo scrittore. Ogni fotografo si costruisce la propria tecnica lavorando: e qui sta il superbo aspetto artigianale e poetico che determina la singolarità di ogni autore e del suo lavoro. Concentrarsi sulla tecnica significa ammettere di non avere molto da dire; spesso la fotografia bella tecnicamente non trasmette nessuna emozione. Emozione che dopo tanti anni conservo ancora. Lorenzo Capellini
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Che Lorenzo Capellini abbia un occhio speciale, una mano ferma e delle buone gambe, lo vedo prima ancora che dalle sue meravigliose fotografie – dalla vitalità con la quale lo trovo ovunque, sempre in giro per lavoro, amicizie, allegrie. Quanto a sensibilità, immaginazione, curiosità, le sue immagini sono lì a dimostrare quanta ne abbia. Del resto, se non fosse così, come avrebbe potuto godere della fiducia, dell’amicizia, della compagnia, del lavoro comune con grandi scrittori? Un “grande” non si nega a nessuno, oggi, ma qui si parla di Hemingway, Moravia, Parise…

 Capellini vede cose che altri non vedono e il suo regalo è mostrarle anche a noi, al pari della generosità, altra sua caratteristica. Per tutti questi motivi sono felice che il Vittoriale degli Italiani ospiti la sua mostra, che inaugura l’Auditorium completamente ristrutturato. È un regalo per i nostri visitatori e un omaggio di un creatore a Gabriele d’Annunzio, che ne rimarrebbe incantato. Giordano Bruno Guerri, Presidente Fondazione Il Vittoriale degli Italiani
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La Biennale di Venezia e Lorenzo Capellini, un legame fondamentale che ha incrociato la storia dell’Istituzione e la vita del fotografo: la prima luogo dove gli artisti e i principali protagonisti del Novecento si sono incontrati, l’altro come testimone dei momenti e personaggi del secolo. E per questo l’archivio di Lorenzo non poteva trovare destinazione diversa dall’archivio della Biennale stessa, casa in cui viene custodito ma anche dove diviene nuova materia per ricerca e valorizzazione, come in occasione di questa mostra in collaborazione con Il Vittoriale degli Italiani.

Lorenzo Capellini qui espone una selezione di tutta la sua produzione fotografica dal 1960 agli anni recenti in novantanove foto, di cui un terzo scattate alla Biennale di Venezia, e le restanti tra Milano, Roma, Genova, Ravenna, Orgosolo, Portofino, Forte dei Marmi, Cortina, Capri, Taormina, Londra, Parigi, Berlino, Lisbona, Malaga, Istanbul, Il Cairo, Aleppo, New York, San Paolo del Brasile, Messico, Canada, Sud Africa, Tanzania, Kenya.

 Questa eterogenea sequenza di fotografie in bianco e nero e a colori, in cui ai luoghi si associa spesso il ritratto di importanti personalità, si snoda lungo le pareti del rinnovato Auditorium del Vittoriale. Priva di una suddivisione tematica o di un ordine cronologico, la mostra crea, per volere del fotografo, un percorso espositivo molto vario e ricco di sorprese. Una straordinaria carrellata di immagini che immerge nel cuore della storia anche le generazioni più giovani… secondo quindi lo spirito dell’Archivio Storico e Centro Internazionale di Ricerca sulle Arti Contemporanee, concepito non solo come luogo di conservazione della memoria, ma anche come spazio di ricerca e di progettazione di nuove attività. Debora Rossi, Responsabile dell’Archivio Storico della Biennale di Venezia ASAC