
Durante la sua permanenza al Vittoriale, Gabriele d’Annunzio scelse di circondarsi di una ristretta corte di persone fidate: donne, amici e collaboratori che lo accompagnavano nelle occupazioni quotidiane e nella gestione della sua complessa vita creativa. Alcuni di loro giunsero da luoghi diversi o da esperienze condivise con il poeta in altri momenti della sua esistenza, restandogli accanto fino alla morte nel 1938.
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Luisa Baccara, la signora del Vittoriale
Luisa Baccara conobbe d’Annunzio il 18 aprile 1919. Diplomata in pianoforte al Conservatorio di Milano, con successiva specializzazione a Vienna, Luisa al tempo vantava già una carriera concertistica di tutto rispetto. Il primo incontro con il poeta avvenne a Venezia, a Palazzo Vidal, in occasione di una sua esibizione a casa di un’amica comune. Lui aveva quasi trent’anni anni più di lei ed era già l’eroe di Buccari e del volo su Vienna e si apprestava alla conquista di Fiume. Luisa seguì d’Annunzio nell’Impresa di Fiume e successivamente gli rimase accanto nel trasferimento a Gardone Riviera, in quello che poi lui trasformerà nel Vittoriale degli Italiani, fino al 1938, anno della sua morte. Soprannominata nella corrispondenza Smikrà, ossia “piccola” in lingua greca, fu l’ultima compagna ufficiale del poeta, libera da etichette, tollerante nei confronti degli atteggiamenti anticonformisti del poeta, e fedele. A lei venne riservata una stanza nella Clausura, un’ala del Vittoriale oggi non visibile ai visitatori. Alla morte del poeta Luisa tornerà nella sua città natale, Venezia, dove morirà nel 1985.
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Gian Carlo Maroni conobbe d’Annunzio nel 1921 per tramite del legionario Giuseppe Piffer. D’Annunzio aveva da poco deciso di trasferirsi a Gardone Riviera nella villa di Cargnacco che desiderava trasformare nella sua ultima e grande opera. Gian Carlo Maroni era un architetto, nato a Arco di Trento e laureato alla Scuola Speciale di Architettura dell’Accademia di Belle Arti di Brera. La sua collaborazione con il poeta durò per tutta la vita e gli consentì di gestire i rapporti con i numerosi artisti e artigiani di fama internazionale che venivano chiamati a lavorare nella dimora di d’Annunzio: Cadorin, Marussig, Brozzi, Bardetti, Martinuzzi, Chiesa e molti altri. Visse al Vittoriale, in quello che oggi è il Museo della Santa Fabbrica Gian Carlo Maroni, fino alla sua morte nel 1952, dunque successivamente alla morte del poeta nel 1938. D’Annunzio infatti lo nominò Sovrintendente del Vittoriale nel 1937, chiedendogli di proseguire la sua opera come da sue indicazioni.
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Amélie Mazoyer, la governante del Vittoriale
Amélie Mazoyer conobbe d’Annunzio nel 1911, in Francia, per poi seguirlo prima a Venezia e poi al Vittoriale, dove oltre ad assumere il ruolo di governante diventerà anche amante acquisendo il soprannome di Aélis. Tra i suoi compiti vi era quello di accogliere le ospiti di d’Annunzio, prepararle all’incontro, fornire loro vestiti adeguati ai gusti del poeta e istruirle su come comportarsi nei convegni amorosi. Era una fidata collaboratrice oltre che una confidente e amante. Dei ventisette anni trascorsi al fianco del poeta lasciò un diario dettagliato nel quale vengono ripercorsi incontri e confidenze.
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Albina Lucarelli Becevello conobbe d’Annunzio a Venezia, dove divenne cuoca alla Casetta Rossa, per poi seguirlo a Fiume e poi ancora al Vittoriale fino alla sua morte, con l’incarico di responsabile della cambusa e di cuoca personale. A lei il poeta mandò decine e decine di biglietti garbati ed ironici per chiedere, in tutti i momenti della giornata, le sue richieste culinarie imprevedibili. Fu una cuoca stimata, soprannominata dal poeta “Suor Intingola”, “Suor Ghiottizzia” e “La Santa Cuciniera”. Al Vittoriale alloggiava in una delle molte stanzette del sottotetto e talvolta veniva svegliata nel cuore della notte per soddisfare i desideri del poeta e delle sue amanti. Alla morte del poeta, nel 1938, lasciò tutti i suoi ricordi al Vittoriale e si trasferì a Brescia, presso la casa di riposo delle Figlie di San Camillo, dove morì nel 1940.