Umberto Mariani con la mostra Piegare il piombo, costruire la luce, organizzata da Lorenzo Zichichi del Cigno Arte e curata da Giordano Bruno Guerri , è protagonista di un percorso espositivo dedicato alle sue celebri superfici in lamina di piombo, piegate e modellate in rigorosi equilibri plastici, dove la materia diventa struttura, ritmo e luce, in dialogo silenzioso con l’architettura e la forza simbolica del Vittoriale.
«Esporre queste opere al Vittoriale significa inserirle in un contesto in cui architettura, materia, segno, poesia e bellezza convivono in armonia. In un luogo di forte identità visiva e simbolica, i lavori di Mariani non cercano il confronto diretto o la competizione formale, instaurano un dialogo silenzioso fondato sulla densità materiale e sulla misura. Le lamine di piombo, con la loro compattezza, dialogano con gli spazi del Vittoriale attraverso un equilibrio calibrato, evitando tanto la mimetizzazione quanto l’enfasi.» – Giordano Bruno Guerri, Presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani e curatore della mostra
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Umberto Mariani nasce a Milano il 16 novembre 1936. Il padre Ugo e la madre Jole Nizzoli sono impiegati contabili e rappresentano, nell’ambito familiare, l’ambiente più tipico della piccole borghesia fra le due guerre, ma fortemente permeato di ragioni idealistiche. Ciò è confermato dall’attiva partecipazione del padre alla lotta antifascista. Negli anni 1943- 1944 la loro casa a Milano serve da rifugio a gruppi di ebrei perseguitati, protetti e aiutati dalla organizzazione clandestina facente capo a Fernanda Wittghens. L’esperienza della guerra lascia tracce significative nell’animo del giovanissimo Mariani. Compie regolari studi artistici, prima al Liceo Artistico e poi nello stesso edificio storico dal 1954 al 1958 all’Accademia di Brera nella scuola di Achille Funi, nello studio del quale viene assunto come assistente. Negli anni che vanno dal 1959 al 1965 Mariani collabora strettamente con il suo maestro per la realizzazione di numerose e grandiose decorazioni ad affresco. Collabora anche alla realizzazione della Pala d’altare di San Giuseppe nella Basilica di san Pietro a Roma ( altare centrale del transetto di sinistra). Attraverso queste esperienze apprende la capacità di “lavorare in grande” capacità utilizzata per tutti gli anni a seguire. Nei Piombi, le esperienze più recenti, l’artista, conservando il tema a lui più caro, ovvero il panneggio, fornisce un’idea stilizzata e geometrizzata di questo soggetto. Ora non è più la citazione fastosa e ridondante delle pieghe barocche, ma forme più meditate suggeriscono una lettura più pacata ed intima di questo tema che senza ombra di dubbio è il più diffuso ed universalmente trattato in tutti i tempi della storia dell’arte. Nei Piombi il panneggio ha perduto ogni forma veristica, si è come cristallizzato in linee rette che sicuramente volgono ad affermare una visione più idealistica, più simbolica.