Fondazione Il Vittoriale degli Italiani
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Parco

Ingresso

L’ingresso del Vittoriale, disegnato dall’architetto Gian Carlo Maroni, presenta un portale a due arcate con una nicchia al centro che ospita una piccola fontana e la scritta dannunziana: “Dentro da questa cerchia triplice di mura, ove tradotto è già in pietre vive quel libro religioso ch’io pensai preposto ai riti della patria e dai vincitori latini chiamato il Vittoriale”. Al di sopra un elmo da fante, tra due cornucopie, protegge lo stemma del Principe di Montenevoso, titolo conferito a d’Annunzio nel 1924, quando Fiume fu annessa all’Italia. Un timpano con il celebre motto dannunziano “Io ho quel che ho donato” suggella l’entrata del Vittoriale e funge da monito ai visitatori.
Oggi, per esigenze museali, la biglietteria e l’ingresso della casa museo si trovano sulla piazza del Vittoriale.

 

Museo “D’Annunzio segreto”

Dalla biglietteria, percorrendo un viale merlato, si giunge al Museo “D’Annunzio segreto” – allestito nel 2010 – che ospita oggetti personali, quotidiani e intimi di d’Annunzio, nonché quelli usati dalle sue numerose “ospiti”, come gli abiti in pizzo, le camicie da notte in chiffon di seta, i sottabiti in crespo di seta. Tra i numerosi oggetti esposti vi sono anche i gioielli delle “ospiti”, le stoviglie, le valigie, gli abiti del Poeta, quello da cavallo, quello da sera, i cappotti, le vestaglie, la celeberrima camicia da notte con l’ampio foro profilato in oro per gli incontri notturni e poi le calzature – se ne contano più di duecento – tra cui quelle famosissime con il “Gonfalon selvaggio”.

 

Nicchia dell’Enigma

La nicchia o edicola dell’Enigma si trova sul lato destro del viale che conduce alla Prioria e ospita un’opera d’arte contemporanea del maestro Ugo Riva. Nello stesso viale il visitatore incontra e oltrepassa, simbolicamente, l’Arco dell’Ospite.

 

Piazzetta del Pilo del Piave

Il Pilo del Piave, eretto a imitazione di quelli delle navi da guerra, sorregge la Vittoria del Piave, opera di Arrigo Minerbi e dono della città di Milano a Gabriele d’Annunzio nel maggio 1935. Poco lontano in una piazzetta che si affaccia sul teatro e sul lago il Comandante ha voluto anche il pilo del “Dare in brocca” (Centrare il bersaglio), a ricordo dell’impresa di Fiume, costituito da un fregio in marmo con tre frecce che colpiscono il centro del bersaglio e il pennone con la bandiera del Vittoriale, rossa e blu.

 

Teatro all’aperto

Il Teatro all’aperto è uno dei luoghi che il Poeta ha ardentemente voluto e progettato insieme a Maroni a partire dal 1931, quando l’architetto si recò a Pompei per studiare la struttura del Teatro Grande. I lavori di un’opera così maestosa si conclusero solo nel 1952 e né d’Annunzio né Maroni poterono vederlo terminato, neppure assistere agli spettacoli che da allora si tengono nei mesi estivi. Il teatro si affaccia sul lago, in una cornice naturale spettacolare e in un solo sguardo lo spettatore, oltre alla rappresentazione o al concerto, può contemplare l’isola di Garda, la Rocca di Manerba, il Monte Baldo e il promontorio catulliano di Sirmione. Dal 2010 allo spettacolo naturale si è aggiunto anche il Cavallo Blu di Mimmo Paladino.

 

Piazza dell’Esedra

Dal teatro percorrendo un breve viale si raggiunge la piazza dell’Esedra, disegnata da Maroni a forma di semicerchio e circondata da doppie arcate sormontate da sei pennoni per altrettante bandiere. Di fronte, il cavalcavia che collega l’ala di Schifamondo – oggi Museo “D’Annunzio Eroe” –  alle Torri degli Archivi. Al centro campeggia lo stemma nobiliare del Poeta di Principe di Montenevoso, insieme al motto “Immotus nec iners” (Fermo ma non inerte). Nella piazza a semicerchio si trova anche il Tempietto delle Memorie, un piccolo sacrario che ospitò le spoglie del Comandante fino al 1963, quando furono poi traslate nel Mausoleo. All’esterno sono stati murati i bassorilievi con le vedute di Spalato e Zara, eseguiti da Napoleone Martinuzzi, e le lapidi di Pola, Fiume e Pescara.

 

Giardino delle Vittorie

Dalla piazza dell’Esedra un piccolo viale conduce al cosiddetto Giardino delle Vittorie (riaperto nel 2015), da cui si gode una magnifica vista del lago e del Pilo del Piave. Il giardino ospita una scultura di Ugo Riva (Tregua) e da non molto sono stati piantati nuovi cipressi –  con tanto di nome –  per sostituire quelli caduti negli anni.

 

Piazzetta Dalmata

La piazzetta Dalmata prende il nome dalla statua della Vergine con lo scettro della Dalmazia, posta alla sommità dell’alto pilo. Quest’ultimo è composto da un cilindro in pietra d’Istria, ornato da otto teste di uomini barbuti, che rappresentano “gli otto vènti della rosa italiana”, come recita l’iscrizione che percorre i gradini alla base.
Sulla piazza si affacciano la Prioria e l’ala di Schifamondo che oggi ospita il Museo “D’Annunzio Eroe”.

 

Prioria

La Prioria, ovvero la casa del Frate priore, come amava definirsi d’Annunzio, presenta una facciata ispirata al Palazzotto aretino del Podestà. L’architetto Maroni, su precise indicazioni del Comandante, ha collocato ai lati gli altorilievi del Leone di san Marco e dell’Aquila di san Giovanni, e tra due affreschi rinvenuti durante i lavori, molti stemmi, fra cui quello dei Medici, dei Canossa, delle città di Firenze, Trieste e Trento che venne staccato dal Palazzo comunale della città per essere donato al Poeta. Al centro domina lo stemma disegnato da d’Annunzio raffigurante un levriero con il motto “Né più fermo, né più fedele”.
All’originaria porta d’ingresso, sormontata da un balcone, fu aggiunto un piccolo pronao in pietra sul cui arco si legge: “Sia pace a questa casa. / Spirito di vittoria dia pace a questa casa d’uomo prode” e sopra l’arco sono state collocate due Vittorie attribuibili al Sansovino. A completamento della facciata, il Poeta ha voluto un altorilievo in bronzo di soggetto francescano, con alcuni versi del Cantico delle creature, insieme a un suo verso: “E beati quelli ke morranno a buona guerra”.

 

Museo “D’Annunzio eroe”

Gabriele d’Annunzio nel 1926 progetta insieme all’architetto Maroni una nuova ala del Vittoriale, denominata Schifamondo, che purtroppo non abitò mai perché i lavori si protrassero a lungo e il Poeta morì prima di poterlo vedere terminato.
Oggi le stanze di Schifamondo ospitano il Museo “D’Annunzio Eroe”, dedicato ai cimeli e alle reliquie di guerra del Comandante. La struttura del museo rispecchia quella pensata da d’Annunzio per la sua nuova abitazione: a partire dalla Sala dei Calchi, realizzata da Maroni con il soffitto a lacunari dorati a ricordo di quelli delle navi e dei piroscafi, come gli arredi creati da Ettore Canali. Al centro dell’alcova si trova una nicchia ornata dall’occhio alato e veggente, opera di Renato Brozzi, mentre sul letto, invece, la maschera funeraria del Poeta, modellata da Arrigo Minerbi. Il corpo di d’Annunzio fu esposto qui il 2 marzo prima dei funerali, ai quali presenziò Mussolini accanto alla moglie del Poeta, Maria Hardouin di Gallese.
Accanto al letto i due Prigioni di Michelangelo e al centro la copia dell’Aurora (che dà il nome alla stanza) delle Tombe Medicee di Firenze, mentre alle pareti furono collocati nel 1958 sei quadri di Gaetano Previati, commissionati da Alberto Grubicy e pensati per una sala musicale, poi donati a d’Annunzio quale reggente di Fiume.
Al piano superiore del museo si trova quello che doveva essere il nuovo studio del Comandante con al centro della scrivania il calco in gesso della Venere di Cirene e tutto intorno i suoi cimeli di guerra: dalla Statua del Fante di Giacinto Bardetti al Cofano e alla Bandiera della Regia Nave Puglia, dal suo medagliere alle divise e al dipinto di Romaine Brooks che lo ritrae in divisa di aviatore.
Non si contano i ricordi e gli oggetti del suo passato di aviatore: dal piccolo libro delle Lettere di Santa Caterina da Siena, che d’Annunzio portò con sé nel Volo su Vienna, ai volantini gettati sulla città e alla carta di bordo, ai guanti del volo su Cattaro, ai sacchetti tricolore portamessaggi del volo su Pola.
Dal 2011 sono state allestite due nuove sale nel museo che contengono una settantina di oggetti (armi, uniformi, bandiere, autografi) depositati al Vittoriale e appartenenti alla collezione dell’ambasciatore Antonio Benedetto Spada, che ha voluto dedicare le sale al figlio Mario, scomparso prematuramente. Una vetrina contiene il lungo manoscritto della Notte di Caprera, il componimento che d’Annunzio ha voluto dedicare a Garibaldi, un eroe come lui.

 

Auditorium e aereo S.V.A.

Il 9 agosto 1918 d’Annunzio raggiunse Vienna con uno S.V.A. biposto (unico al mondo perché fu modificato apposta per lui) per il lancio di 40.000 volantini sulla città. Il celebre velivolo, decorato sulla carlinga da Guido Marussig, giunse al Vittoriale nel gennaio del 1935. La sua sistemazione non poteva che essere scenografica e suggestiva: all’interno di una grande sala a struttura poligonale, oggi chiamata Auditorium, l’aereo è sospeso all’interno della cupola e può essere ammirato da diverse angolazioni.
Oltre a essere sede di conferenze, convegni di studio, concerti e manifestazioni, l’Auditorium ospita al piano superiore l’“Omaggio a d’Annunzio”, una mostra di opere permanenti e itineranti di artisti contemporanei. Tra le opere permanenti si possono ammirare i bozzetti della Figlia di Iorio di Giorgio De Chirico, quelli di Parisina di Mario Pompei e quelli di Enrico Del Debbio per la Città morta. Quelle itineranti sono ovviamente sempre diverse, ma tra quelle finora ospitate possiamo citare il Giano Marinetti Filippica Annunziazione di Luigi Ontani e la Corè di Paolo Schmidlin.

 

Canile

Gabriele d’Annunzio ha sempre posseduto nelle sue ormai leggendarie dimore, dalla famosissima Capponcina allo chalet di Arcachon, un canile comodo e attrezzato per i suoi amati cani, levrieri in particolare. Così anche al Vittoriale diede disposizione di realizzare un canile (recentemente riaperto dopo anni di abbandono), oggi visitabile e da cui si può accedere direttamente alla Valletta dell’Acqua pazza oppure raggiungere la Nave Puglia che si scorge tra il fogliame.

 

Viale di Aligi

Percorrendo il viale di Aligi, personaggio della Figlia di Iorio, una delle più famose tragedie del Poeta, ci si dirige verso il ricovero del MAS, la Nave Puglia e il Mausoleo.

 

Fontana del Delfino

Al termine del viale di Aligi si incontra la fontana del Delfino, che raccoglie e rilancia a valle il rio dell’Acqua pazza (l’originario torrente che giunge dal colle del Vittoriale e lo attraversa), con al centro la figura in bronzo di Afrodite che emerge dalle acque insieme a un delfino.

 

Lago del cigno

Il piccolo lago del cigno si può raggiungere percorrendo il sentiero adiacente la fontana del Delfino, proprio accanto all’area di ristoro (aperta solo nei mesi estivi).

 

MAS

Il MAS 96 (motoscafo anti sommergibile) utilizzato da d’Annunzio durante la celebre Beffa di Buccari, l’impresa compiuta insieme a Costanzo Ciano e Luigi Rizzo nella notte tra il 10 e l’11 febbraio 1918, fu donato al Comandante nel 1923 dall’ammiraglio Thaon di Revel. Una volta giunto al Vittoriale il MAS fu ricoverato nella darsena della Torre San Marco (ancora oggi di proprietà del Vittoriale) e usato dal Poeta per intrattenere ospiti e amici ma soprattutto per le sue uscite di piacere sul lago. Oggi è conservato in un ricovero progettato ad hoc dall’architetto Maroni.

 

 Mausoleo

Nel Mausoleo riposa Gabriele d’Annunzio circondato dai suoi fedeli compagni, tra i quali anche l’architetto Gian Carlo Maroni.
Il progetto del Mausoleo, definito dopo la morte del Comandante, è concepito sul modello dei sepolcri a tumulo romani: tre gironi in pietra, dedicati alla Vittoria degli Umili, degli Artieri e degli Eroi, sorreggono le arche in marmo di Botticino, dono della città di Vicenza, che circondano quella del Comandante, posta al centro e sul punto più alto.
Il Poeta non lo vide mai terminato, ma fu proprio lui a scegliere il colle più alto del Vittoriale, denominato Mastio o Colle santo, per la sua sepoltura, dove la salma venne traslata dal Tempietto delle Memorie nel 1963. Dal 2013, accanto a Gabriele e ai suoi compagni, ci sono i cani in ferro e cemento di Velasco Vitali.

 

Regia Nave Puglia

La Regia Nave Puglia, dono dell’ammiraglio Thaon di Revel, fu incastonata per volere di d’Annunzio nel parco del Vittoriale con la prua rivolta verso l’Adriatico, a ricordo del suo capitano Tommaso Gulli, morto nelle acque di Spalato nel 1920.
La nave giunse smontata a Gardone su venti vagoni ferroviari e in seguito fu rimontata nella collina dal tenente Fortunato Silla (ricordato in una piccola mostra a poppa) insieme all’architetto Maroni. Renato Brozzi, invece, realizzò la scultura in bronzo della Vittoria angolare, collocata sulla prua, sopra un fascio di frecce con il motto “Così ferisco”. Di recente la stiva, completamente restaurata, ospita il Museo di Bordo con diversi modelli di navi da guerra, appartenenti al duca Amedeo d’Aosta.
Anche il Comandante vi conservava cimeli di guerra, come le mitragliatrici e il cannone che faceva sparare in occasione di ricorrenze legate soprattutto alle imprese di guerra e di Fiume oppure a saluto degli ospiti.

 

 Valletta dell’Acqua savia

Dalla Nave Puglia attraverso un piccolo sentiero si può raggiungere la Valletta dell’Acqua savia, un ambiente naturale particolarmente suggestivo attraversato dall’omonimo rivo che sfocia a valle nel Laghetto delle danze. Durante la passeggiata si possono ammirare alcune nicchie in pietra ricavate proprio al di sotto della Nave Puglia e ascoltare lo scorrere lento di “suor acqua”.

 

Valletta dell’Acqua pazza

Dalla Nave Puglia si può ammirare e soprattutto percorrere, attraverso un sentiero, la Valletta dell’Acqua pazza, una zona ricca di vegetazione spontanea, cascatelle, anfratti e tufi naturali. Secondo le indicazioni del Poeta, vengono moltiplicate le cadute d’acqua, i rivoli e le asperità rocciose e costruiti ponti e ponticelli, tra cui quello della Fortuna, un tempo decorato con corna di animali. Il rivo dell’Acqua pazza incontra, proprio sotto la prua della nave, il rivo gemello, quello dell’Acqua savia, e insieme convogliano nel Laghetto delle danze.

 

Ponte delle Teste di ferro

Quasi al termine della Valletta dell’Acqua pazza si giunge al ponte delle Teste di ferro, costruito in pietra bianca di Verona, con i parapetti a sedile. Sui pilastri sono stati collocati alcuni proiettili di obice, dono del maresciallo Armando Diaz.

 

Laghetto delle danze

È un luogo particolarissimo, quasi magico: un invaso in pietra a forma di violino – a ricordo di Gasparo da Salò, considerato l’inventore del violino – dove il Poeta organizzava nella piattaforma circolare, insieme a Luisa Bàccara, piccoli concerti tenuti dal Quartetto “Veneziano” del Vittoriale, oppure, senza Luisa, incontri con ospiti e “badesse”.
Al termine del percorso dei due rivi, e a chiusura delle mura del Vittoriale, l’architetto Maroni ha posizionato il Portale Rivano, dono della sua città, Riva del Garda.

 

Villa Mirabella

La Villa Mirabella (visitabile solo durante le mostre temporanee) era stata pensata da d’Annunzio come foresteria per ospiti e artisti. Fra gli ospiti che soggiornarono a lungo alla Mirabella vi furono Antonio Bruers, il bibliotecario che si occupò del riordino dei libri della Prioria, e la moglie di Gabriele, Maria Hardouin di Gallese. Maria mantenne sempre buoni rapporti con il marito e frequentava spesso il Vittoriale, trasferendosi definitivamente a Villa Mirabella dopo la morte del Comandante, nel 1938.

 

Cimitero dei cani

Nel progetto della sua dimora d’Annunzio volle anche un luogo dove potessero riposare per sempre i suoi amati cani – levrieri soprattutto – ai quali ha dedicato un componimento scritto nel 1935 che oggi si può leggere su una lapide recentemente collocata. Il cimitero dei cani si trova nel giardino della Prioria accanto al muro di cinta del Casseretto.

 

Casseretto

Il Casseretto (non visitabile dal pubblico), un tempo sede degli uffici della Sovrintendenza e della “Santa Fabbrica” del Vittoriale, era l’abitazione privata di Gian Carlo Maroni. L’architetto ha disegnato la sua casa-studio, nel 1929, ispirandosi alle linee del cassero (da qui Casseretto), il ponte di poppa delle navi a vela che ospita proprio il ponte di comando.

 

Frutteto

Il frutteto, modellato come un giardino rinascimentale, è circondato da pilastri e arcate che sorreggono grandi aquile e gigli in pietra. Al centro si innalza una colonna sulla nel quale svetta la Canefora di Napoleone Martinuzzi, scultura femminile in bronzo che regge sulla testa un cesto carico di frutti. Invece, nel lato che si affaccia sulla Valletta dell’Acqua pazza, in una nicchia, il Poeta ha voluto che fosse collocata una statua di Giulio Cesare del XVIII secolo.

 

Limonaia

“Sul Garda solatio i limoni che conservano la forma del fiore suddivisi in cinque lobi si chiamano “diele” per allusione alle dita”, così d’Annunzio descrive la cosiddetta mano di Buddha, una particolare pianta di cedro che voleva sempre presente nella sua limonaia. Oggi la limonaia ospita, oltre alle piante con le mani di Buddha, anche il grande Obelisco di Arnaldo Pomodoro.

 

Arengo

In un piccolo boschetto di magnolie sotto la Veranda dell’Apollino, d’Annunzio ha voluto l’Arengo, un luogo sacro e suggestivo, per le cerimonie commemorative delle sue imprese di guerra e di Fiume. Luogo sacro, dunque, dove venivano consumati riti e rituali. La simbologia, sempre cara al Poeta, è qui essenziale: tra le ventisette colonne, che rappresentano le vittorie italiane durante la Prima guerra, alcune sono sormontate da proiettili donati dal generale Armando Diaz, mentre un’altra contiene un’urna con la terra di Caporetto, luogo decisivo per la storia d’Italia. Fulcro dell’Arengo è il trono del Comandate, ornato da due sfingi, con accanto la Vittoria alata di Napoleone Martinuzzi e sui gradini la dicitura: “Non nisi grandia canto / Regimen hinc animi” (Non canto se non cose grandi / Da qui il governo dell’animo). Accanto al trono i sedili in pietra a forma circolare riservati ai fedeli fiumani e – di fronte – la colonna del Giuramento, coronata da un capitello romanico e circondata da torcieri e leggii in ferro, decorati durante le commemorazioni da fasci di alloro.

 

Cortiletto degli Schiavoni

Il Cortiletto degli Schiavoni, luogo scelto da d’Annunzio per ricordare l’impresa fiumana e i suoi compagni, prende il nome dagli abitanti di Schiavonia, termine dato dalla cultura veneziana all’Istria e alla costa dalmata. La decorazione interna riprende quella della facciata della Prioria: oltre ai tre pozzi, di cui uno identico a quello della casa natale a Pescara, il Poeta ha voluto che fossero murati frammenti di lapidi, chiavi di volta in pietra d’Istria, piccole teste in pietra e terracotta, stemmi, mascheroni e cesti di frutta. A arricchire la decorazione, lo stemma di Principe di Montenevoso, dipinto da Guido Marussig, con accanto la statua della santa Leprosella, posta a suggello esterno della Stanza del Lebbroso.

 

Portico del Parente

Attiguo e comunicante al Cortiletto degli Schiavoni il Portico o Loggia del Parente, dedicato a Michelangelo, il “parente” a cui d’Annunzio si sente particolarmente legato. La presenza del grande artista nel Portico è rappresentata dal busto in marmo eseguito da Napoleone Martinuzzi e dal calco in gesso del Torso del Belvedere, uno degli esempi più significativi, secondo il Comandante, della perfezione della forma d’arte. Sul soffitto, dipinto da Guido Marussig, campeggiano versi di Michelangelo, mentre tra gli archi del portico il Poeta ha fatto collocare colonne, gessi, frammenti di sculture, un ritratto di Dante, acquasantiere, teste femminili e un lavabo monastico proveniente da Asolo, città d’origine di Eleonora Duse. Nei mesi estivi ricreava nella Loggia del Parente l’atmosfera della Prioria e la utilizzava come sala da pranzo per gli ospiti e soprattutto per le “ospiti”.

 

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